Colomba e panettone: conosci le differenze?

Colomba e panettone: conosci le differenze?

Pasqua è passata da qualche giorno, ma noi lo sappiamo: stai ancora facendo colazione con la colomba avanzata da domenica e con ciò che resta dalle uova di cioccolata. Mentre ti delizi con la granella di zucchero, le mandorle e l’impasto soffice e goloso di questo dolce, approfittane per scoprire tutte le differenze che esistono tra la colomba e il panettone.

Se pensi che i due dolci tipici delle nostre festività religiose più importanti siano identici a eccezione della forma, ti sbagli, ma scopriamo insieme i punti di contatto e le ovvie diversità che esistono tra loro, partendo dai primi.

  • Entrambi sono lievitati (e devono riposare per moltissime ore prima di poter essere infornati);
  • Nascono in Lombardia;
  • Tutti e due vantano delle origini avvolte nella leggenda e nella fiaba.
  • Sia la colomba che il panettone annoverano tra i loro ingredienti una pasta acida, le uova fresche e il burro.
  • Passate le feste, possono essere utilizzati come ingredienti base per creare deliziosi dolci al cucchiaio, tiramisù, muffin e tante altre prelibatezze.

     

Così buona, così mitica: la colomba e le leggende più celebri

La colomba è un dolce caratterizzato da una forte simbologia: l’animale che lo rappresenta è associato alla pace e al candore. Pare che proprio con questa funzione una pagnotta dolce fu offerta al re dei longobardi nel corso dell’assedio sostenuto a Pavia nel VI secolo, per invocare una tregua.

Allo stesso modo, la leggenda vuole che San Colombano, già evangelizzatore dell’Irlanda, venne un giorno ospitato dalla regina Teodolinda. Fu proprio davanti agli occhi di lei che trasformò completamente la ricca tavola imbandita nonostante la Quaresima. Fece comparire dei grossi dolci che ricordavano nella forma una colomba, candidi come gli abiti dei monaci. La regina, impressionata, vide un chiaro segno nell’apparizione e diede la possibilità al santo di potersi ritirare nel territorio di Bobbio per pregare, gettando le basi per l’importante centro monastico e per l’omonima abbazia che da lui prese il nome.

Tante storie per un solo dolce, insomma, proprio come il panettone, di cui abbiamo parlato negli scorsi articoli.


La colomba nei tempi moderni

La colomba non è certo l’unico dolce regionale che viene preparato in uno specifico momento dell’anno, anzi, ma allora come mai ha riscosso un simile successo, tanto da essere gustata in tutta la penisola? Il merito di questa fortuna va, certamente, alla sua bontà, ma, proprio come il panettone, dobbiamo imputarla anche al fatto di essere entrata nella grande distribuzione.

Nel corso dei primi decenni del Novecento e, in particolare, dal 1930 in poi, la Motta ha iniziato a commercializzare la colomba, nel tentativo di replicare il successo ottenuto col panettone e trasformando un prodotto prettamente artigianale in uno venduto su larghissima scala. L’impastatrice industriale e i macchinari erano gli stessi del pane dolce natalizio, il risultato conquistò un folto gruppo di consumatori. Il resto, è storia.


Colomba e panettone: le differenze

La consistenza spugnosa sembra la stessa, ma in cosa si differenziano i due pani dolci lombardi?

  • La forma: il panettone è una sorta di cupola, mentre la colomba vanta la tipica forma di un volatile stilizzato.
  • La superficie: la colomba è caratterizzata da una crosta composta dalle mandorle, i granelli di zucchero e l’albume delle uova.
  • Nel panettone è presente anche l’uvetta, che non compare mai, invece, nella colomba.
  • Gli aromi che compongono i due dolci sono abbastanza differenti. Il panettone utilizza la vaniglia, mentre il bouquet della colomba prevede la cannella, il limone e l’arancia.

     

Colomba e panettone: leggi e direttive

La legge italiana ha stabilito, con il decreto del 22 luglio 2005, cosa si intende, rispettivamente, per panettone e colomba. Nel testo sono stati menzionati anche altri prodotti tipici nostrani, come gli amaretti e i savoiardi. Oltre a indicare che tipo di ingredienti caratterizza ognuna delle ricette, è anche spiegato nel dettaglio che forma deve avere il prodotto finito.

Tanta attenzione da parte del Ministero delle Attività Produttive mostra, una volta di più, come la nostra cultura sia legata a doppio filo con quelle ricette tramandateci di generazione in generazione dalle nostre famiglie, frutto di una selezione durata secoli e strettamente connessa a un territorio estremamente variegato come l’Italia.

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